Dalla montagna dei Twergi
Trascorrono il freddo inverno nelle cavità dei vecchi faggi o nelle galleria delle miniere. Sono i Twergi, i dispettosi folletti della montagna, depositari di antiche saggezze e tra i primi coloni dell’Ossola. Si tramanda che furono proprio loro a insegnare ai popoli alpini l’uso cenere del focolare per il bucato e la lavorazione del latte per ricavare formaggi e burro. Queste astute creature di discendenza germanica, che si ritrovano nelle favole di Ornavasso e Migiandone, sono, di solito, benevoli e simpatici, e si divertono a far scherzi a pastori e boscaioli.
Ad Ornavasso si racconta la fiaba di Catarinen, una giovane pastorella che si recava ogni dì a pascolare le mucche della verde radura della Kalmatta. Poco distante viveva un gruppo di Twergi. Uno di loro si era invaghito della bella ragazza e l’aspettava ogni giorno. Iniziò a raccontarle bellissime storie. Col tempo anche Catarinen si affezionò al Twergi e una sera d’autunno i due innamorati si dichiararono il proprio amore. Ma la giovane era molto turbata. Non voleva rinunciare alle attenzioni del folletto, però temeva la reazione dei genitori, che difficilmente avrebbero acconsentito a un matrimonio così insolito. Alla fine la passione ebbe la meglio e Catarinen abbandonò la casa paterna e si offrì al Twergi. Si sposarono nel bosco vicino al torrente e in quella occasione accorsero gnomi da ogni angolo della valle. La sposa ebbe in dono una corona di foglioline raccolte in un luogo segreto. Da allora la dolce Catarinen e il Twergi non furono mai più visti da occhio umano.

